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venerdì 3 ottobre 2008

Crisi Mondiale delle Borse? Tranquilli, in Italia Nessun Problema!


Il circo mediatico fa a gara nel dare notizie come: In Italia nessun problema liquidità, Le banche italiane non risentono della crisi in atto negli Stati Uniti, Le banche nostrane sono solidissime; ed ancora il Premier Berlusconi dice: gli italiani non perderanno neanche un euro dei loro depositi.

Bene tutto questo si basa, secondo loro, sul fatto che le banche italiane non hanno erogato mutui a totale finanziamento, che non hanno erogato mutui a soggetti under-performance, che hanno depositi liquidi con cui andare avanti tranquillamente e che l'Europa ha azzardato meno degli Stati Uniti in campo finanziario.

Bene, sappi caro lettore che sono delle emerite fandonie, che neanche loro sanno più cosa inventarsi per non far perdere la fiducia del mercato.

Te lo dice uno che di professione fornisce consulenza per l'ottenimento di mutui. Su 10 pratiche lavorate posso stimare che 8 sono mutui fino al 100% e oltre, mi sono anche capitati clienti a cui ho dovuto rinegoziare mutui presi al 150%, cioè la cifra erogata dalla banca ammontava ad una volta e mezza il valore del bene immobile dato a garanzia.

Inoltre, si fa sempre più diffusa la pratica di produrre documenti falsi agli istituti di credito al fine di far ottenere mutui a chi non ha le caratteristiche patrimoniali per ottenerli.

Riporto solamente quello che vedo nel mio ambito professionale che a quanto pare è molto diverso da quello che risulta al governo e a BankItalia. Sai perchè? Perchè loro hanno i dati ufficiali, ma proprio perchè ufficiali sono falsati, mentre io come i miei colleghi consulenti finanziari abbiamo il vero polso del mercato.

Abbiamo visto negli Stati Uniti, come in Inghilterra, in Spagna ed ultimamente anche in Germania che le banche maggiormente esposte al rischio default sono gli istituti più grandi, i grossi gruppi, come erano Lehman Brother, Fanny Mae, Freddi Mac, AIG, Wachowia Bank.....

E qui si presenta un'aggravante a casa nostra, poichè non esiste un vero e proprio fondo d'emergenza, bensi abbiamo un consorzio di garanzia ma le sue casse sono vuote. Le banche sono invitate a far confluire le loro quote in caso di necessità. Ovviamente le quote maggiori sono a carico dei grandi istituti, ma abbiamo visto prima che questi sono quelli maggiormente a rischio, quindi in caso di default di questi, chi garantirà i depositi dei correntisti, di sicuro non basteranno le quote dei piccoli istituti. Al contrario degli Stati Uniti dove è intervenuto il fondo di garanzia vero in aiuto dei clienti di banche in fallimento.

A questo punto ti starai domandando: allora dove posso mettere i miei soldi? A mio giudizio le piccole entità bancarie non facenti parte dei grossi gruppi e soprattutto quelle cooperative danno abbastanza segni di solidità, poi certo qualche mela marcia c'è dappertutto.

Guardiamo il risvolto positivo della medaglia, questa immane crisi globale spazzerà via la finanza creativa che crea i soldi dal nulla, padrona dei mercati in questi ultimi anni.

Dalle ceneri potrebbe rinascere un nuovo modo di fare economia, ma questo significherebbe la fine della globalizzazione e del potere dei banchieri.

Sarà possibile un nuovo mondo?

giovedì 18 settembre 2008

La Fine Della Finanza Creativa.

Qualche lettore mi scrive questa domanda: Perchè sei contro le banche?

Colgo l'occasione per rispondere pubblicamente, e la risposta è:

io non sono contro le banche o contro la finanza (come qualcun altro ha scritto), viceversa sono per le banche e la finanza sane, dove quello che appare corrisponde effettivamente a quello che in realta è, dove il denaro è agganciato alla produzione invece che essere creato dal nulla con pochi click di mouse, dove i colossi finanziari siano colossi veri per aver avuto il merito di gestire con successo i soldi loro affidati e non per aver nascosto i rischi in strumenti finanziari nati dalle menti di ingegneri finanziari, i quali a loro volta non sanno neanche loro cosa hanno inventato.

Questa finanza virtuale, che crea denaro dal nulla, oggi in crisi profonda, verrà spazzata via nei prossimi mesi, ma chi pagherà lo scotto di anni di finanza allegra e sbarazzina, con mutui al 100% concessi a chi non aveva nessuna garanzia se non la propria parola d'onore (a volte neanche quella), con derivati ad altissimo rischio venduti ad ignare imprese (poi collassate) che chiedevano semplicemente un fido di conto corrente; chi pagherà tutto questo?

Certamente non i banchieri, non i managers, non i promotori finanziari che, anzichè farti una consulenza ad hoc, sono obbligati dalla banca per cui lavorano a venderti ciò che la banca stessa ha stabilito tu debba comprare, non i banchieri centrali che non hanno vigilato voltandosi dall'altra parte, non i rappresentanti di governo che hanno fatto finta di non vedere il disastro imminente.

I denari di tutti questi personaggi sono al sicuro, loro sapevano già tutto da tempo, sono addentro alle secrete stanze, e mentre vendevano a te immondizia per oro, loro spostavano le proprie risorse dall'immondizia all'oro vero.

Passata la bufera cosa faranno? Semplicemente si riorganizzeranno al meglio e dopo qualche tempo di rodaggio ricominceranno a dar sfogo alla loro ingegneria finanziaria in attesa di una nuova catastrofe e l'inizio di un nuovo ciclo.

Chi paga veramente sono i piccoli e medi investitori, i consumatori, le nazioni e le loro economie. Come sempre è stato.

Il Governo degli Stati Uniti ha salvato dal fallimento Fanny Mae, Freddy Mac, e ieri AIG, perchè questi detenevano soldi veri e non cedole-carta straccia come Lehman Brothers, ma domani chi salverà il Governo Usa dal fallimento?

Altri 250 istituti finanziari USA sono nelle stesse condizioni di criticità. Gia si parla del gigante Morgan Stanley.

Ovviamente lo spazio commenti è aperto e chi la pensa diversamente o vuole agggiungere qualcosa è ben gradito.

Un giorno vi parlerò anche di signoraggio derivante dall'emissione di moneta.

Consiglio per gli investitori del Forex: vista la condizione attuale è consigliabile aprire piccole posizioni evitando di andare oltre gli stop-loss prefissati.

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